La Patologia

Cefalea, il ruolo della vitamina D

In uno studio norvegese, pubblicato su Headache, il mal di testa, è associato a ridotti livelli di 25-idrossi-vitamina D. Secondo questo studio, la cefalea, non emicranica, era più elevata nella misura del 20% nei pazienti con carenza di vit D. La motivazione risiede nel fatto che il recettore della vitamina D e la 1-alfaidrossilasi, l’enzima che trasforma la 25 – idrossi vitamina D nella forma attiva, si trovano nelle stesse aree del cervello coinvolte nella fisiopatologia del mal di testa.Lo studio è stato condotto su 11.614 pazienti.

I risultati dello studio hanno evidenziato un’associazione fra cefalea non emicranica e bassi livelli sierici di 25 (OH) D, mentre nessuna associazione è stata trovata tra i livelli sierici di 25 (OH) D e l’ emicrania.

Marie Kjærgaard et al., Association Between Headache and Serum 25-Hydroxyvitamin D; the Tromsø Study: Tromsø 6, HeadacheDOI: 10.1111/j.1526-4610.2012.02250.x

Intolleranze alimentari – ruolo dello stress, la visione olistica

Circa il 30-40% della popolazione soffre di intolleranze alimentari.
Si diventa intolleranti poiché l’organismo non è in grado di riconoscere alimenti che considera sostanze estranee e quindi come antigeni, attivando il sistema immunitario, nel tentativo di respingerle e di eliminarle. Questo processo libera una grande quantità di mediatori di infiammazione e di anticorpi, in particolare immunoglobuline di tipo A.

Queste sostanze, accumulandosi nell’organismo, aumentano il lavoro di depurazione degli organi emuntori, fegato e reni, e indeboliscono la capacità di reazione alle infezioni e alle patologie in genere.
Gli alimenti non tollerati sono proprio quelli assunti più frequentemente, il ripetuto stimolo antigenico ad un certo punto supera un livello cosiddetto “soglia”.

Sintomi: disturbi intestinali (crampi, coliche, gonfiore, diarrea ecc.), affezioni respiratorie ( tracheiti, bronchiti, riniti ricorrenti, frequente muco nasale), mal di testa, otiti, acne, dermatiti ed eruzioni cutanee, alterazioni di peso, stanchezza cronica, insonnia, cistiti, vaginiti recidivanti e molti altri ancora.
Il problema è che tali sintomi difficilmente vengono collegati agli alimenti ingeriti, i quali continuano perciò ad essere introdotti, incrementando l’accumulo nell’organismo e creando a lungo andare il presupposto per conseguenze più gravi.

PERCHÉ SI DIVENTA INTOLLERANTI
Gli alimenti introdotti nella bocca con la masticazione e la miscelazione con la saliva (con gli enzimi digestivi che essa contiene) innescano la prima fondamentale scomposizione degli alimenti, proseguita poi dallo stomaco, con la secrezione di acido e pepsina. La vera e propria digestione ha luogo nell’ intestino tenue, dove il pancreas riversa gli enzimi, secreti in risposta al cibo introdotto, e dove la flora batterica coopera per scomporre tutti i polimeri alimentari in monomeri riconoscibili dall’ organismo. Se questo processo non viene fatto in modo adeguato al processo digestivo, nell’intestino rimangono dei pezzi di cibo, non completamente digeriti, che l’organismo dovrebbe eliminare. La mucosa intestinale dovrebbe funzionare da barriera filtrante selettiva, contemporaneamente deputata ad assorbire le sostanze nutritive e a respingere gli antigeni. Concorrono a tale fondamentale funzione le cellule della mucosa, che sono adese le une alle altre e unite dalle “giunzioni serrate”. Solo ciò che viene riconosciuto dai sistemi di trasporto cellulare può passare, tutto il resto dovrebbe venire respinto dalle giunzioni serrate ed essere eliminato con le feci. Tuttavia, un errato stile di vita e una alimentazione scorretta alterano nel tempo l’integrità della mucosa intestinale facendo venir meno la sua capacità di barriera selettiva; le giunzioni tra le cellule si rompono lasciando libero il passaggio a particelle di cibo non completamente digerite, a tossine, a patogeni. Si verifica una compromissione della flora batterica residente ed una alterazione della struttura della mucosa.
Già nell’ infanzia, un mancato o troppo breve allattamento al seno, o errori nel corso dello svezzamento, bastano per formare un “terreno” fragile. La flora batterica intestinale si altera inoltre per abuso di farmaci, stile di vita alimentare errato e ricco di additivi chimici, pesticidi e metalli pesanti, stress, candidosi sistemica, ecc. Se la barriera è alterata, la penetrazione di antigeni alimentari innesca l’attivazione del sistema immunitario che ha sede nella mucosa che è in collegamento, in un grande circuito immunitario, con i vari distretti del corpo; l’accumulo e la risposta infiammatoria si estendono perciò a tutto l’organismo.

APPROCCIO PER IL TRATTAMENTO DELLE INTOLLERANZE ALIMENTARI
1) Ripristinare l’integrità della mucosa
2) Ricostituire la flora batteria intestinale fisiologica
3) Favorire il drenaggio delle tossine e migliorare la funzionalità degli organi

Ma le intolleranze alimentari hanno anche un corrispettivo energetico correlato al loro proprio mondo interiore.

Anche se tutti respiriamo, beviamo e mangiamo ci sono differenze tra la moltitudine e il singolo. E’ importante, per le fasi di accrescimento fisico ed emotivo, valutare la vita dal primo al ventottesimo anno.
– Nei primi sette anni si formano e si affinano tutte le cellule che costituiscono la parte fisica
– Tra i 7 e i 14 anni il bambino comincia a relazionarsi con l’ambiente esterno svolgendo le sue attività.
– Nel terzo settennio l’adolescente prende coscienza dell’altro sesso, s’innamora. Innamorandosi cerca dei modelli esterni che possano aiutarlo ed indirizzarlo verso le sue scelte future.
– Dai 21-28 anni la persona si prepara ai suoi futuri compiti ed ha le sue idee.

Se tutte queste fasi non sono state vissute in modo adeguato ma hanno fatto si che si sia verificata una forma di stress è più facile che si verifichino le intolleranze alimentari. Così come è più probabile che le donne divengono intolleranti a certi alimenti e magari sviluppano anche una forma di Candida Albicans dopo un divorzio, una interruzione di gravidanza etc. Così anche i bambini che soffrono di intolleranze alimentari hanno vissuto situazioni famigliari difficili.

Lo studio del vissuto di una persona deve essere preso in considerazione nel trattamento delle intolleranze alimentari.

Di seguito la visione olistica delle intolleranze alimentari:
Ingerire alimenti privi di vita, coltivati fuori stagione, con metodiche errate e carichi di veleni, respirare aria inquinata e bere acqua tossica e priva di energia, creano il terreno fertile affinchè un ulteriore stress, per esempio di tipo emotivo, possa essere la goccia che fa traboccare il vaso.
Nel trattamento che riguarda il corpo fisico deve essere unitamente intrapreso un percorso di conoscenza di sé stessi e di risoluzione dei traumi. Solo così si potrà giungere a guarigione. In caso contrario si svilupperanno intolleranze ad un numero crescente di alimenti ma anche a situazioni stressogene.

Patologie trattabili

  • Algia anca
  • Algia spalla
  • Ansia
  • Artrite reumatoide
  • Artrosi
  • Asma bronchiale
  • Bronchite cronica
  • Candidosi
  • Cefalea
  • Cervicalgia
  • Cistite e cistite ricorrente
  • Colon irritabile
  • Colite spastica
  • Dermatite
  • Disturbi dell’umore
  • Disturbo post-herpetico
  • Dolori articolari
  • Dorsalgia
  • Effetti collaterali di chemio e radio terapia in pazienti oncologici
  • Emorroidi
  • Ernia del disco
  • Esofagite da reflusso
  • Gastrite
  • Gomito del tennista
  • Gonalgia
  • Helicobacter pylori
  • Insonnia
  • Intolleranze alimentari
  • Ipercolesterolemia
  • Ipertensione arteriosa
  • Irregolarità mestruale
  • Lombalgia
  • Lombosciatalgia
  • Malattie dell’apparato digerente
  • Nevralgia
  • Nevralgia de trigemino
  • Patologie degenerative
  • Periartrite
  • Prevenzione delle patologie
  • Psoriasi
  • Rinite allergica
  • Sindrome del tunnel carpale
  • Sindrome post-menopausale
  • Sovrappeso
  • Stipsi
  • Stress

Candida albicans – Epidemia silenziosa del XX secolo

 

La stanchezza, la sindrome da fatica cronica, il cattivo funzionamento intestinale e il deficit dell’attenzione sono solo alcuni dei sintomi che si riscontrano nella infezione da Candida albicans. La Candida albicans è un fungo saprofita appartenente alla famiglia dei saccaromiceti. In condizioni di normalità si trova nel cavo orale, nel tratto gastrointestinale, nella pelle, in organi genitali e nelle mucose di persone sane. La candida, in condizioni fisiologiche interviene in alcuni processi metabolici, biologici e nella digestione degli zuccheri mediante un processo di fermentazione.

L’infezione da Candida albicans è stata definita “l’epidemia silenziosa” del XX° secolo, proprio perché non dà, all’esordio della infezione, una sintomatologia importante. Le forme conosciute, più comuni, sono le infezioni agli organi genitali e alla mucosa orale, ma si rilevano segni anche in tutte le zone poco areate del corpo, come il solco sotto mammario, le ascelle, le pieghe interdigitali. Esistono inoltre gravi forme sistemiche.Covo del fungo è l’intestino, adatto alla sua proliferazione perché ambiente umido e tendenzialmente acido. I problemi insorgono soprattutto nelle persone con difficoltoso transito intestinale. L’alimentazione ricca di cibi acidi e amidi, inadeguata come apporto di fibre, sali minerali, frutta e verdura, favorisce una maggiore permanenza del cibo all’interno dell’intestino. La candida si nutre di zuccheri, quindi in questo tipo di infezione si ha una spiccata preferenza per dolci, amidi, si è invogliati a bere bevande gasate e dolcificate, caffè.

La sintomatologia si fa più importante nei casi di: immunodeficienza, riduzione della flora batterica intestinale fisiologica per uso di antibiotici, contaminazione del cibo da pesticidi, cortisonici, terapie immunosoppressive, malattie prolungate che debilitano l’organismo, tutte le forme di stress, mancanza di attività motoria; presenza di metalli tossici nell’organismo, come il mercurio nelle amalgame dentarie; in condizioni di abuso di sostanze alcoliche e fumo. Le ife fungine si diffondono molto rapidamente, penetrano l’interstizio cellulare ed invadono organi e tessuti, in breve tempo. Una corretta alimentazione ricca di cibi alcalini come frutta e verdura, un abbigliamento comodo, una rigorosa igiene intima, la rimozione di amalgami dentarie, un uso regolare di probiotici, un consumo adeguato di agrumi sono alcune delle indicazioni per debellare l’infezione.

Sintomi • irritabilità; • alterazione dell’umore; • affaticamento cronico; • forme di alterazione dell’umore con sindrome ansioso depressiva; • disturbi intestinali con stipsi, diarrea o alvo alternante; • inappetenza; • malattie infiammatorie in generale ed intestinali; • meteorismo e gonfiori addominali; • eruzioni cutanee (non solo fungine, ma anche di tipo eczematoso) e/o vescicoloso purulento; ascessi; • disturbi alla deglutizione; • patologie allergiche; • sindromi asmatiformi; • malattie bronchiali e respiratorie; • candidosi genitali ed in altri distretti corporei.

Il pH delle urine oscilla normalmente tra 4,8 ed 8,4, in relazione alla dieta ed alla salute dell’organismo. Benessere, buon umore, forza fisica sono strettamente correlati ad un valore di pH urinario compreso tra 7 e 7,5. Con questo pH i ceppi fungini, nel corpo, sono numericamente nella norma. Questi valori sono congrui per persone in apparente benessere poiché un elevato pH delle urine (alcalinità) può essere dovuto anche a vomito, infezioni del tratto urinario (Proteus ), insufficienza renale, alcune terapie diuretiche, acidosi tubulare renale, lavande gastriche e malattie respiratorie caratterizzate da iperventilazione ed eccessiva eliminazione di CO2. Un ridotto pH delle urine (acidità) può essere dovuto a diabete mal controllato (chetoacidosi diabetica), diarrea, disidratazione severa, enfisema, malattie respiratorie con insufficiente eliminazione di anidride carbonica, digiuno particolarmente prolungato .

Cosa fare • adottare corrette norme di alimentazione, • associare correttamente gli alimenti, • ingerire alimenti prevalentemente alcalini, • evitare gli zuccheri e gli amidi lavorati, • evitare tutti i tipi di carni e derivati poiché richiedono un processo digestivo complesso, producono sostanze di scarto acide, depauperano l’organismo di sali minerali, • eliminare tutti gli alimenti che contengono lieviti. • Fare ogni giorno una buona attività sportiva • Nutrire buoni pensieri

Una alimentazione alcalina favorisce il benessere psico – fisico .